IO SONO FATTO DI NEVE – IL NUOVO VIDEO DE I MINISTRI

Esce oggi “Io Sono Fatto Di Neve”, il nuovo video de I Ministri girato all’Ex Moi di Torino, un villaggio olimpico abbandonato e occupato da tre anni da 1100 migranti che cercano, nonostante tutto, di vivere e di sorridere.
Ecco come lo racconta la band:

“Io Sono Fatto Di Neve è una canzone che parla di fragilità e nessuno più di chi vive all’Ex Moi può sapere che cosa significhi. L’Ex Moi è un’occupazione nata tre anni fa nelle palazzine del villaggio costruito per le Olimpiadi del 2006 e in seguito abbandonato. Oggi ci vivono circa 1100 persone provenienti da trenta diversi paesi dell’Africa, la maggior parte delle quali arrivate in Italia a causa della guerra scoppiata nel 2011 in Libia, dove molti lavoravano.
Convivono lì da tre anni resistendo al freddo d’inverno e al caldo d’estate in palazzi nuovissimi che cadono a pezzi.
Siamo andati a trovarli, a conoscerli e a chieder loro di poter passare una giornata insieme all’Ex Moi.
Abbiamo parlato alla loro assemblea per presentarci e guadagnare la loro fiducia, assistiti dal Comitato Di Solidarietà Rifugiati e Migranti Ex-Moi – di cui si fidano e a ragione.
E’ così che abbiamo conosciuto i protagonisti del nostro video – Sekou, Samuel e i molti altri che vi appaiono e con cui abbiamo riso, giocato, discusso. Alcuni di loro erano tornati dai turni di notte, altri si dedicano ad attività interne alla comunità – come il barbiere o il minimarket – altri non hanno ancora nulla da fare e ne approfittano per imparare l’italiano.
Quasi tutti sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno, quasi tutti hanno bisogno di essere accompagnati agli sportelli amministrativi dai ragazzi del comitato per ritirare o aggiornare i documenti necessari per vivere in Italia – quando ci vanno da soli, vengono quasi sempre ignorati.
A fatica e con mille problemi, stanno provando a vivere.
Il giorno che abbiamo passato con loro c’era il sole e probabilmente c’era un’energia speciale nata dal nostro incontro.
Forse anche per questo le immagini sembrano raccontare persone segnate ma speranzose e felici a tratti – le stesse persone di cui spesso smettiamo di interessarci dopo che sono sopravvissute al Sahara e al Mediterraneo.”